11mag
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Bambini picchiati, torturati ed uccisi da lesbiche: la cronaca nera è ormai costellata da questi episodi, che si susseguono a ritmo incessante:

  1. Coppia lesbica picchia a morte bambino di 4 anni: “Non diceva Papà”
  2. Coppia lesbica tortura bambino di 7 anni
  3. Coppia lesbica picchia a morte bambina di 3 anni
  4. Bambino cerca la sua vera mamma, coppia lesbica lo pugnala a morte
  5. Coppia lesbica umilia figlio adottivo vestendolo da donna

E poi, dopo l’asilo Cip&Ciop è stato un susseguirsi di maestre filmate mentre picchiavano i bambini a loro affidati.

L’ONU e Amnesty tacciono per timore delle lobby transessuali?

Ci sono dietro le lesbiche che guidano il femminismo e che cercano di negare che l’alienazione genitoriale è un abuso sull’infanzia?

Noi non lo sappiamo, ma chiediamo che questo bambinicidio venga fermato, che le lesbiche sospettate di violenza su minore vengano incarcerate in attesa del processo, che vengano condannate a meno che non possano provare la loro innocenza sulla base dell’inversione dell’onere della prova.

Sicuramente dopo aver chiesto ed ottenuto tali misure contro i papà, le lesbo-femminste non obietteranno a che siano applicate a loro stesse.

 

23apr
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Chi ha la fortuna di vederla, dopo una rapida premessa e un’identica conclusione («Non stiamo esagerando, è così davvero») parla di una «piccola magia che si ripete giorno dopo giorno». E che si ripete, vada aggiunto, da un bel pezzo. Il luogo è via Calvino e il palazzo è quello della Fondazione Fratelli di San Francesco, così tanto osteggiato dai residenti che forse si aspettavano un’invasione di alieni armati anziché di bande di inermi poveracci. All’interno del palazzo ci sono due piani occupati da un ostello e altrettanti piani – accessibili attraverso un altro ingresso, casomai qualche ospite ne abbia a male – dedicati agli emarginati.

Fra questi, una quarantina di bambini e ragazzini di strada, e una cinquantina di senzatetto, con prevalenza di papà separati. Bambini, ragazzini e adulti sono diventati un’unica famiglia. Stanno insieme, insieme giocano. Gli uni aiutano gli altri a fare i compiti, a imparare l’italiano, a conoscere pian piano Milano. Dirà qualcuno: è una convivenza forzata, figlia della disperazione e di storie d’emergenza. Sarà. Va benissimo così. Alla Fondazione, sotto la guida di padre Clemente, sono abituati a badare alla concretezza, senza andare troppo per il sottile. I sofismi li facciano gli altri. I minorenni per la metà sono egiziani cristiani copti: ce ne sono parecchi, qua in città, venuti via dall’Egitto dove sono discriminati. Poi ci sono albanesi, marocchini, afghani. In un primo momento stavano tutti nel dormitorio di via Saponaro, uno dei più affollati centri d’accoglienza milanesi. Un posto duro, molto duro. Non che i ragazzini di strada siano abituati alla bambagia, ma padre Clemente ha ritenuto ugualmente opportuno individuare una casa loro dedicata.


E allora eccoci in via Calvino, in questa palazzina
 di quattro piani a proposito della quale, a onor del vero, a più riprese – anche con interrogazioni in consiglio comunale – gli abitanti hanno chiesto notizie chiare e certe. Per un lungo periodo, sostengono, sono stati tenuti all’oscuro. Tutto risolto. E padre Clemente tiene a sottolinearlo: «Noi non nascondiamo niente e nessuno. Non è una nostra abitudine, e credo che la città lo sappia. L’edificio lo paghiamo con un oneroso mutuo, l’ostello è gestito da una cooperativa che ci garantisce un’attività di ricezione seria e scrupolosa, mentre i due restanti piani sono direttamente governati da noi. Operatori, mediatori, educatori e volontari. Non abbiamo naturalmente le soluzioni per i problemi del mondo e per i drammi individuali. Una cosa sola noi dobbiamo fare: aiutare e offrire una speranza. Quando vediamo i papà trattare i ragazzini come fossero figli loro, be’, siamo contenti».

Fonte: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_aprile_22/casa-padri-separati-adottato-bambini-strada-2004176422860.shtml

22feb
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Da alcuni giorni il mondo femminista sta dando piu’ spettacolo del solito su FaceBook. Tra fake, trolls, utenti reali e bacheche virtuali, volano accuse e insulti degni dei più nostalgici emuli del newyorkese Bronx. Un Bronx tutto al femminile questa volta.

Sono due le dame che agitano le pagine e le notti insonni del network di Mark Zuckerberg. Da una parte Licia Palmentieri, esponenete del femminismo napoletano e moderatrice di una pagina su FaceBook denominata “No alla violenza sulle donne“, dall’altra Loredana Morandi, autrice del blog Giustizia Quotidiana e anch’ella presente su fb con un propria pagina avente lo stesso nome del blog: Giustizia Quotidiana, appunto.

Sia la Palmentieri che la Morandi, in passato si sono distinte per pesanti attacchi diffamatori contro persone e realta’ dell’altro mondo, quello non femminista.

Spesso si sono scagliate all’unisono contro la seguitissima pagina “NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE” gestita da persone in aperto contrasto sia con i metodi sia con la cultura legata al femminismo più estremo. Gli attacchi, palesemente diffamatori, sono ovviamente stati oggetto di numerose querele delle quali siamo a conoscenza e che sono tuttora al vaglio della Magistratura.

Evidentemente il tempo di quell’alleanza femminile è però giunto al termine. Si è trattato di una collaborazione importante, tuttavia. C’è una lettera di incarico a firma Andrea Coffari che colloca la Morandi nello staff del Movimento per l’Infanzia e che porta la data del 14 aprile 2011; una collaborazione che ha visto la sig.ra Loredana Morandi essere ufficialmente nominata addetto stampa del convegno fiorentino contro la Pas promosso dal Movimento per l’Infanzia e dal suo Presidente, l’avv. Andrea Coffari.

Adesso la Licia Palmentieri sostiene pubblicamente che la Loredana Morandi, nonostante il recente incarico affidatole nell’ambito dell’importantissimo Convegno toscano, sia una persona malata di mente, gia’ da tempo soggetta a importanti cure psichiatriche.

Noi assistiamo increduli all’evolversi di questa vicenda nella quale, piu’ o meno direttamente, siamo stati e siamo tuttora maldestramente citati. Quello che ancor più colpisce è che la Morandi, oltre ad essere adesso indicata come una persona “psicologicamente fragile”, riceva insulti pesanti dall’altra. Non è forse questa una forma di violenza psicologica?

A questo punto ci chiediamo dove stia la verita’.

Possibile che l’ufficio stampa di un convegno medico sia stato affidato a quella che la femminista definisce adesso come “persona malata di mente e già in cura presso il CIM” ?

Da parte sua, la (ex)Addetta Stampa del convegno contro il riconoscimento della PAS, lanciando gravi accuse anche contro l’organizzazione dalla quale aveva ricevuto l’incarico, attraverso la sua pagina FB https://www.facebook.com/GiustiziaQuotidiana

Un macello, insomma, che toglie credibilita’ anche a quel convegno.

Se la signora Morandi fosse effettivamente nelle condizioni indicate dalla Palmentieri, come è stato possibile che le sia stato dato quell’incarico anche e proprio nell’ambito di un convegno che aveva tra gli organizzatori anche un medico psichiatra di sua conoscenza, ovvero il pugliese Andrea Mazzeo?

Ad majora.

 

Segue documentazione grafica

 

 

20feb
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Una persona su 10, uomini e donne in egual misura, ha problemi psichici.

Affidando i bambini al genitore sano, solo 1 bambino su 100 verrebbe coinvolto.

Affidando i bambini in base al sesso, sempre e solo alla madre, 1 bambino su 10 viene coinvolto.

E così, i bambini subiscono abusi evitabili come la PAS, o vengono coinvolti in suicidi.

“Sono mesi che dico che la bambina doveva venire a stare con me – ha spiegato il papà – non sono un tossico, non ho mai avuto precedenti penali, ho sempre lavorato e ho sempre vissuto con quello che sono riuscito a guadagnare onestamente”.

28gen
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La poetessa era stata «reclutata» a sua insaputa come firmataria di una lettera femminista

Bestemmie che lasciano senza parole. Così la poetessa Alda Merini, “reclutata” insieme ad altre dieci “donne autorevoli” come firmataria di una lettera pro aborto (titolo “Il Papa oscurantista contro le donnee contro la scienza”, in uscita nel prossimo numero di Micromega e già abbondantemente reclamizzata), prende radicalmente le distanze dal testo e, anzi, nega di averlo mai sottoscritto.

(continua…)

21gen
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Con 1,10 omicidi ogni 100 mila abitanti, l’Italia si colloca al di sotto della media calcolata sul complesso dei 27 paesi Ue, pari a 1,30 omicidi (2008), secondo quanto riferisce l’Istat. Il fenomeno e’ in continua diminuzione: nel 1991 erano 3,38. Nello stesso anno le rapine sono state quasi 46 mila, 76,6 ogni 100 mila abitanti, in calo rispetto all’anno precedente. Nel contesto dell’Unione europea l’Italia si colloca appena al di sopra della media generale.

La distribuzione sul territorio nazionale delle rapine e’ estremamente disomogenea: la Campania presenta il livello piu’ alto (232,9 rapine denunciate per 100 mila abitanti), la Basilicata quello piu’ basso (9,8 per 100 mila abitanti). I furti denunciati sono stati circa 1,3 milioni, pari a 2.327,4 per 100 mila abitanti, in calo nel 2008 dopo una crescita durata sei anni. Per il complesso dei furti il Mezzogiorno e’ caratterizzato da valori costantemente piu’ bassi rispetto alla media nazionale.

Non tutti i reati vengono denunciati alle Forze dell’ordine. La quota di sommerso varia dal 95,8 per cento del tentato borseggio al 3,3 per cento del furto di camion. La quota di sommerso rispetto alle denunce varia non solo in base alla tipologia di reato, ma anche alla sua riuscita, alla gravita’, al danno economico, alle conseguenze fisiche subite. Il 27,1 per cento delle famiglie segnala la presenza di rischio di criminalita’ nella zona in cui vive. Sono circa 65 mila i detenuti presenti negli Istituti di prevenzione e di pena per adulti alla fine del 2009, circa 108 persone ogni 100 mila abitanti. Nell’ambito dell’Unione europea (per l’anno 2008) l’Italia, con 97,2 detenuti per 100 mila abitanti, mostra un’incidenza della popolazione carceraria inferiore a quella dei 27 paesi nel loro complesso.

 

http://www.altalex.com/index.php?idnot=12855

16gen
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Le persone fustigatrici della violenza (ad esempio quelle dei gruppi femministi più estremi) sono dunque le prime a chiudere gli occhi quando si tratta di guardare alla propria “comunità” ?

“La violenza in coppie LGBT
Nonostante sia difficile parlarne, sia per pregiudizi che per falsi miti nella popolazione, secondo il National Organization of Anti-Violence Programs le violenze tra coppie lesbiche o omosessuali sono quantificabili nello stesso numero delle coppie eterosessuali. ”

http://www.nontogliermiilsorriso.org/forum/viewtopic.php?f=8&t=893

“A Toronto è attivo un Centro di Consulenza per le lesbiche e i gay. I consulenti di questo Centro, non senza sorpresa, hanno cominciato a ricevere un numero sempre maggiore di donne che denunciavano casi di violenza, sperimentati all’interno delle loro relazioni omosessuali, tanto che si è reso necessario costituire dei gruppi di sostegno per lesbiche abusate dalle loro partner.

Il Centro, per valutare l’entità del problema, ha distribuito 550 questionari a donne lesbiche, ottenendo 189 risposte. Le domande riguardavano eventuali maltrattamenti subiti all’interno della relazione lesbica, i tipi di violenza a cui le donne erano state esposte, le reazioni della comunità, i servizi ai quali esse avevano potuto accedere, ecc. Questa indagine, che tuttavia non riguarda un campione rappresentativo della popolazione, ha rilevato che il 30% dei soggetti intervistati ritiene che l’omofobia e isolamento sociale nel quale le coppie lesbiche vivono, siano fattori capaci di alimentare la violenza domestica. Ad esempio, paura e rabbia possono essere indirizzate a torto nei confronti di una partner che può rappresentare alcuni aspetti misogini della cultura eterosessuale. Anche le donne infatti possono essere cresciute in famiglie maltrattanti, con modelli genitoriali violenti ed anche le donne possono avere delle concezioni razziste nei confronti di altre donne o avere sete di potere così come il desiderio di una posizione dominante nella loro relazione di coppia.

Esempi di violenza e di abuso segnalati dal Centro di Toronto sulla violenza domestica nella coppia lesbica: pestaggi, punzonatura, calci, schiaffi, strangolamento, morsi, ustioni, spinte, lancio di oggetti, limitazione del cibo o del sonno, limitazione della libertà della partner o della mobilità, nel caso di una partner disabile; controllo finanziario, furto di denaro, distruzione di beni o effetti personali. Maltrattamenti psicologici riportati: critiche eccessive e ripetute, umiliazione e atti di sfida, insulti, espressioni di disprezzo, maltrattamento di animali domestici, ecc. Esistono poi degli abusi sessuali veri e propri: rapporti sessuali forzati, aggressioni sessuali, ecc.

L’indagine del Centro di Toronto rileva che il 66% delle donne (125 su 189 intervistate) ha sentito parlare di lesbiche abusate dalla loro partner e che 37 soggetti, fra i 189 intervistati, ritiene di aver subito abusi dalla propria compagna, soprattutto di tipo psicologico. Tra i casi in esame, 20 hanno riferito abusi fisici e psicologici e 4 hanno subito aggressioni a sfondo sessuale nella coppia.”
http://www.psicolinea.it/d_e/coppia_lesbica.htm

“Domestic abuse occurs in approximately 30 to 40% of GLBT relationships, which is the same percentage of violence that occurs in straight relationships. It is a myth that same-sex couples don’t batter each other, or if they do; they are just “fighting” or it is “mutual abuse”. ”

http://www.rainbowdomesticviolence.itgo.com/

 

SORGE QUINDI SPONTANEA UNA DOMANDA:
LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA LESBICA NON HANNO DIRITTO ALLA TUTELA?

16gen
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Sul sito di una associazione che gestiva 2 centri anti-violenza della capitale, fino a non molti mesi fa era possibile leggere questa frase:

-

(continua…)

9gen
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La Polizia di Ravenna ha ricevuto nel pomeriggio di ieri la richiesta di una donna che riferiva che l’ex marito si era presentato nella sua abitazione, pretendendo di portare via con sé il figlioletto pur non avendone titolo. Nonostante i suoi ripetuti dinieghi, l’uomo non ne voleva sapere di andarsene.

La “Volante” ha rintracciato ancora nell’abitazione della donna l’ex marito che, alla presenza degli agenti, ha continuato a pretendere di voler portare via il figlioletto.

L’uomo è stato subito accompagnato in Questura. Dagli accertamenti è risultato che il 31enne era già stato denunciato in passato dalla moglie per il reato di stalking e colpito da “avviso orale” del Questore di Ravenna a tenere un comportamento rispettoso della legge. Era stata adottata dal Tribunale di Ravenna nel settembre scorso la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla ex consorte.

L’uomo è stato arrestato e tradotto nella Casa Circondariale di Ravenna a disposizione dell’Autorità giudiziaria.

Stupisce che una tale misura sia stata adottata contro un papà che voleva vedere suo figlio, nonostante i precedenti per maltrattamenti sulla base delle accuse della moglie, quando secondo le statistiche fornite dalla PM Carmen Pugliese “Solo in due casi su 10 si tratta di maltrattamenti veri. Il resto sono querele enfatizzate e usate come ricatto nei confronti dei mariti durante la separazione”.

Mentre nel caso analogo di una madre che voleva vedere suo figlio, nonostante i precedenti per l’omicidio dell’ex marito (la signora se la è cavata con 10 anni) e la denuncia del figlio, il TAR ha invece sentenziato che il provvedimento previsto dalla legge sullo stalking non può essere utilizzato come “strumento per ingerirsi in situazioni di pura conflittualità familiare”.

Potrebbe venire il dubbio che la legge sullo stalking serva come arma per le donne separate che vogliono appropriarsi dei figli, e venga quindi applicata in maniera sessista.

Fonti:

  • http://www.centriantiviolenza.it/the_truth_archives/violenza-di-genere-in-italia-la-parola-a-magistrati-avvocati-psicologi-legali/
  • http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/05/17/news/denuncia_la_mamma_per_stalking_il_tar_in_famiglia_non_persecuzione-16380540/
  • http://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/2011/10/31/610978-casa_dell_moglie.shtml
  • http://www.ravenna24ore.it/news/ravenna/0020962-ravenna-31enne-arrestato-stalking

 

8gen
Number of View: 346

I problemi della violenze sessuali sono nati “quando il radical-progressimo ha imposto la logica materialista ed edonista della nostra societa’ stradicando i valori tradizionali”. Cosi’ il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in occasione della prima conferenza nazionale ‘Fattore D su lavoro ed occupazione femminile’ organizzata dalle donne del Pdl. “Se c’e’ un problema di violenze sessuali nel nostro Paese- ha chiarito il primo cittadino della Capitale- questo dipende dalla cultura edonista e consumista che ha presentato la realta’ di sesso e amore come una merce da consumare. E noi che crediamo nei valori della famiglia e nel rispetto della persona umana dobbiamo contestare questa cultura nata quando si sono stradicati i valori tradizionali della nostra societa’”.

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